Il Comune di Motta San Giovanni, situtato a sud della penisola Italica e precisamente latitudine 38,00070° Nord e longitudine 15,69450° Est, comprende, oltre, al capoluogo, altri due centri Lazzaro, Serro Valanidi ed altri 166 fra vie e frazioni Si sviluppa su una superficie di 46,73 Kmq ed occupa la parte estrema dell'appennino Calabro a circa 500 msl. Orograficamente è costituito da una serie di colline che degradono verso il mare, quest'ultimo costituito da spiagge basse è sabbiose con esclusione del promontorio di Capo d'Armi formato da roccia a strapiombo. A Motta S. Giovanni si arriva percorrendo per 18 Km la SS 106 jonica da Reggio Calabria fino a Lazzaro da qui salendo la strada provinciale per circa 7 Km si arriva direttamente al centro storico. Ricostruire il passato di questo territorio non è cosa facile poiché a disperdere ciò che era stato scritto e costruito su Lazzaro e Motta S. Giovanni ci hanno pensato la natura e l’opera dell’uomo. Ma di questi luoghi gia ne parlava Cicerone nelle sue “Filippiche 1,3” descrivendo un suo soggiorno presso la villa appartenuta a Publio Valerio sita in Leucopetra (oggi Lazzaro). Tra il 410 ed il 436 le invasioni barbariche indussero gli abitanti a spostarsi verso le zone collinari. L’arrivo dei bizantini di Giustiniano e l’annessione della Calabria all’impero Romano d’Oriente, diedero un nuovo impulso alla ripresa della vita sociale e dell’economia di questi luoghi. Intorno al “920 la Sicilia cadde in mano agli Arabi, la costa ed i centri abitati erano tenuti sotto continua minaccia di incursioni. In questo scenario sorse, per ragioni difensive, il Castello di Santo Niceto abitato dai soldati e da funzionari imperiali con le loro famiglie. Intorno ad esso incominciò a raccogliersi la popolazione sparsa o che fuggiva dai centri minacciati ed in breve tempo sorsero abitazioni e chiese per lo più piccole e a navata unica. Nonostante la conquista dei Normanni, nell’XI secolo, dei territori Bizantini in Calabria, non vennero meno le tradizioni di lingua e religiose, così come S. Niceto continuò ad essere posto difensivo di primo ordine, tanto che gli stessi lo introdussero nella toponomastica dei luoghi con il termine di “Motta” cioè luogo fortificato posto in alto ed il Santo Niceto divenne Motta San Niceto.
Il Castello di Santo Niceto.
Il castello rappresenta l'unico esempio di architettura dell'alto medievale rimasto in Calabria. Venne costruito dai Bizantini con lo scopo di difendere la costa calabra dall'attacco dei nemici, quando tra il IX ed il X secolo la Sicilia cadde definitivamente in mano araba ed anche per le contrade calabresi si profilava un periodo di aggressione e occupazione. Con l'avvento dei Normanni il castello venne ristrutturato con l'aggiunta di alcune torri rettangolari. Venne distrutto da Alfonso duca di Calabria nel 1459 e solo dal 2000 è in fase di ristrutturazione (per quello che è rimasto). Numerosi reperti sono stati ritrovati, tra cui un affresco impresso su una roccia di un Cristo detto Cristo Pantegratore, assediato da numerosi atti di vandalismo da parte di ignoti, oggi purtroppo l'affresco non esiste più.
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