Morano Calabro
 
 

Ricordata con il nome di Muranum nella lapide di Polla relativa alla via romana Annia, Morano dovette essere un centro di importanza nel primo medioevo, importanza protrattasi nei secoli seguenti fino a dopo l’Unità d’Italia quando con l’emigrazione verso le Americhe la cittadina perdette all’incirca metà della sua popolazione che assommava a più di 10.000 abitanti. La conica forma dell’abitato è dominata dai ruderi del Castello Normanno , rifatto nel ‘500, ma che affonda le sue radici in un sostrato forse romano e dalla mole della collegiata dei Santi Pietro e Paolo. L’interno trinavato della chiesa custodisce un gruppo di statue marmoree, uscite dalla bottega napoletana di Pietro Bernini sul finire del XVI secolo. Stupenda è l’Immacolata di Pedro Torres e piena di richiami rinascimentali la Pietà attribuita al Pomarancio. Al rilevante artigianato locale sono da assegnare il grandioso coro ligneo dei Fusco e le statue lignee della Candelora e dell’Immacolata intagliate da Giovan Pietro Cerchiaro verso il fine ‘600. Gioiello assai raro nell’intera Calabria è poi la Croce Professionale d’argento donata da Antonello De Sassone nel 1445. Attraversiamo il didascalico centro storico, caratterizzato da scalette e angiporti, per giungere alla chiesa di S. Nicola dove, nel succorpo medievale, è stato allestito un piccolo museo ricco di reperti sacri. Ancora pochi passi e si visiterà la collegiata della Maddalena, chiesa assai vasta e luminosa, scrigno contenente una vera e propria quadreria barocca, due statue della Madonna col Bambino in marmo, provenienti dalla Sicilia, la più bella delle quali è stata scolpita da Antonello Gagini nel 1505. Un colossale organo domina la cantoria elaborato da fedele Lo Tufo sulla metà del ‘700. Una sosta merita il Convento dei Cappuccini, oasi di pace e di serafica allegrezza degni dei più veri seguaci del Santo Poverello. La chiesa è ricca di altari in legno intagliato, sormontato da statue, tra le quali quella dell’Addolorata è da ascrivere a Giacomo Colombo opere tutte delle maestranze francescane. Una strada campestre ci porta ai ruderi del Colloreto, fondato nel 1550 dal beato Bernardo da Rogliano. Il monastero raggiunse una notevole ricchezza, finita miseramente nel 1752 con la soppressione per indegnità dei monaci. Di lì il sentiero sale tra i boschi, costeggiando un ruscello, sino ai piedi del Pollino. Interessante da vedere la zona archeologica che dista pochi Km dal centro abitato lungo la provinciale che collega il paese con il vicino San Basile, di origini albanesi all’interno della quale vivono i resti della misteriosa Città di Sassonia e la Grotta di Donna Marsilia, caverna preistorica naturale risalente al neolitico . La grotta di S. Paolo nei pressi della località detta Terra rossa ancora in parte inesplorata
( si consiglia di avventurarsi solo con delle guide locali).
Da visitare il Nibbio, Centro studi naturalistici del pollino; Il museo dell’Agricoltura e Pastorizia


 
 
 
         

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