E’ l’antico Castrum Sancti Salvatoris, centro latino abbandonato e ripopolato dagli albanesi che conservano in questo luogo, più che in altri, le loro tradizioni più genuine come le valije del martedì di Pasqua durante le quali si intrecciano danze allegoriche e canti antichissimi alludenti alle vittorie dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderberg, fiero oppositore dell’invasione dei turchi. La graziosa piazzetta con l’antica fontana, dominata dalle precipitate rocce delle soprastanti montagne, accoglie il turista che potrà visitare il museo etnico e gustare nei buoni ristoranti che vi si affacciano le tradizionali pietanze arbrëshë. La chiesa dell’Assunta col suo tipico campanile custodisce nel suo interno alcune opere d’arte. Di lì si inizia la visita al centro storico, in quel punto dominante la stretta gola del torrente Raganello, fino a non molto tempo addietro superata dall’ardita arcata del crollato ponte del diavolo. Aggiriamoci negli stretti vicoli sperando di incontrare qualche bella ragazza coi sontuosi abiti tradizionali, alziamo lo sguardo verso il cielo per osservare i curiosi comignoli che, in inverno, lanciano sbuffi di fumo profumato dalle salsicce che si rosolano sui fuochi scoppiettanti. Civita è una delle porte d’accesso al parco del Pollino e la via più breve da seguire per addentrarsi nel grandioso bosco della Fagosa sino alle sorgenti del Vascello e a Fontana del Principe che, nei lontani tempi del feudalesimo, dissetava i cacciatori al seguito del Principe Spinelli di Cariati, duca di Castrovillari. Dall’altra parte del Raganello le impressionanti pareti a picco sulla Timpa di San Lorenzo, ci fanno riflettere sulla forza incommensurabile, che nei primordi, ha innalzato le nostre montagne

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