I giganti fanno parte di una antica ed allegorica tradizione calabrese particolarmente radicata nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia. In alcuni luoghi calabresi essi prendono il nome di Mata e Grifone.
I due giganti sfilano durante le feste per le vie dei paesi preceduti da un gran frastuono e dal ritmo frenetico e pressante del suono di una gran cassa e di un tamburo che annunciano ai grandi e ai piccini che stanno per arrivare. Il loro percorso è tracciato da vorticose giravolte l’uno intorno all’altro come una danza magica e ancestrale che sa di fascino e mistero e che rapisce la fantasia di quanti vi assistono. Mata è una regina indigena , molto appariscente e formosa con guance rosse come pomodori maturi, indossa vistose collane e grossi orecchini, vesti colorate con colori sgargianti e appariscenti sino all’inverosimile. Un vero trionfo del cattivo gusto estetico e scarsa finezza. Grifone è un re turco il cui aspetto è messo in evidenza da un cappellaccio nero, da una corona piena di piume, da grandi baffi o barba nera e pelle scura che incute rispetto e paura.
Alcuni racconti popolari narrano che la regina venne rapita dal turco giunto dal mare. Sicuramente l’allegoria ripropone il periodo storico in cui le coste calabresi erano continuamente preda delle scorribande dei saraceni che approdavano sulle coste depredandole di ogni cosa e dove le donne (particolarmente belle) erano spesso viste come prede da non lasciarsi sfuggire.
Il ballo rituale dei giganti è un vero e proprio trionfo dell’amore raccontato proprio attraverso questa danza di corteggiamento. La coreografia di questa danza rituale si apre con una serie di giravolte in tondo che si stringono sempre più fino ad avvicinare i due in un vorticoso abbraccio che si completa con un lungo bacio mentre il ritmo assordante e frenetico dei tamburi ne evidenzia la gestualità e la frenesia.
Oggi i Il divertimento consiste nello sfiorare o farsi sfiorare dai due fantocci alti quasi 3 metri che rievocano nelle feste popolari una traccia di questo passato quasi ad esorcizzare e superare le paure collettive. Una sfida sia per gli stessi giganti che a loro volta si rincorrono e soprattutto per quei bambini terrorizzati dall’idea di essere afferrati ma che facendosi toccare o toccando i giganti riescono a superare definitivamente questa paura.
U ciucciu o u cammejuzzu i focu
( l’asino e/o il cammello incendiato)
U ballu du ciucciu
Altrettanto radicata nelle popolazioni calabresi la tradizione di portare in processione fantocci di animali di cartapesta o altri materiali molto colorati. Ci sono anche simulacri di animali che che a fine festeggiamneto vengono incendiati oppure sono addobbati come macchine sceniche caricate di petardi e capaci di produrre giochi pirotecnici di luci colorate e rumori assordanti. Spesso alcuni di questi animali accompagnano i due Giganti, mentre a volte vengono ballati a fine serata come chiusura della festa.
Questi simulacri non sono altro che la rappresentazione storica che tende a sottolineare la rivincita del popolo che scacciava l’invasore turco dai territori calabresi. Il ballo du cammeiuzu o du ciucciu sta a ricordare, tra l’altro, una figura storica che era quella tra a le più odiate dal popolo e che rappresentava l’infedele turco che in groppa ad un cammello girava per i paesi con il compito di riscuotere le tasse.
La rievocazione si svolge con la cattura dell’usuraio che veniva legato al suo cammello di legno imbottito di fuochi pirotecnici accesi per l’allegorico ballu du cammeju, come a voler rievocare quel tempo passato.

I giganti U ballu du ciucciu