Monastero di San Giovanni Theristis
 
 

Il Sacro Monastero di San Giovanni Theristis si trova in un territorio nel quale è fiorito il monachesimo bizantino attorno all' VIII-XI secolo, tempo durante il quale la Calabria rientrava ecclesiasticamente sotto la giurisdizione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Il l Katholikon del monastero risale all'XI secolo. Esso, recentemente è stato restaurato e riedificato come era anticamente. Nel territorio monastico si trova anche la Grotta e la fonte santificata da san Giovanni Theristis (sec. X). Nel dicembre del 1994 il Consiglio Regionale della Calabria ha dichiarato all'unanimità l'area bizantina sita tra i fiumi Stilaro e Assi sacra per consentirvi il ristabilimento dei monaci ortodossi. Il 24 febbraio 1995 il Comune di Bivongi ha consegnato ufficialmente il Monastero all'Arcidiocesi Ortodossa d'Italia, contribuendo così al ripristino degli antichi legami intercorsi tra il monachesimo italo-greco e quello athonita. Il monastero celebra la propria festa il 24 febbraio, ricorrenza di san Giovanni Theristis.

LA LOCALITA'

Il monastero di San Giovanni Theristis, si trova nelle campagne del Comune di Bivongi, in una vallata sovrastata dalle ripide pareti del monte Consolino, denominata Vallata bizantina dello Stilaro. E' una zona nella quale tutto parla di monachesimo e di mondo bizantino. L'area monastica è compresa in un ristretto pianoro a cavallo tra le fiumare dello Stilaro e dell'Assi. E' possibile raggiungerla dopo pochi minuti di macchina lasciando la provinciale per Bivongi ed imboccando il grande ponte che la sovrasta. Il piccolo monastero con alcune celle , rimane a sinistra del grande portale granitico attraverso il quale si accede al cortile e quindi alla basilica. In fondo al cortile rimangono i ruderi del vecchio monastero. La basilica, dedicata a San Giovanni Theristis, risale alla fine dell'XI secolo. Tracce d'un preesistente luogo di culto sono riscontrabili presso l'attuale nartece (il vano in fondo alla navata della basilica). Il monastero fa parte degli insediamenti ascetici posti sulle pendici del Consolino e delle colline circostanti. Tali insediamenti erano abitati da diversi monaci così forniti di cultura, spiritualità e ascetismo, da far definire questa zona la Terrasanta del monachesimo greco - ortodosso in Calabria. Dal 1994 vivono stabilmente nel monastero pregando, studiando e lavorando, alcuni monaci greco-ortodossi provenienti dal Monte Athos (Grecia). Essi sono tornati in questa località rimasta così a lungo abbandonata, spinti dalla fede e dalle memorie storiche, per elevare le loro preghiere a Dio, esattamente come tanti loro confratelli di più di mille anni fa. Questo è il primo monastero italiano fondato da monaci athoniti.

BIZANTINI E NORMANNI

Nel periodo che va dal VI all'XI secolo, le regioni dell' Italia meridionale appartennero all'Impero Romano d'Oriente. In questo torno di tempo, alcuni avvenimenti causarono una massiccia emigrazione di monaci orientali verso la Sicilia e la Calabria. Nel VII secolo, il sorgere della potenza arabo-musulmana mise in fuga molti anacoreti dimoranti nei deserti della Siria, della Palestina, dell'Egitto e della Libia. La persecuzione iconoclasta, avviata dall'Imperatore Leone Isaurico, diede origine, nel secolo successivo, ad un esodo massiccio di asceti che fuggirono portando appresso le sacre icone. Infine, dal IX secolo emigrarono in Calabria i monaci siciliani lasciando alle loro spalle l'occupazione araba. Nella parte interna della regione, lontano da grossi insediamenti umani, questi asceti crearono eremi, laure e cenobi, diffondendo la lingua e la cultura dell'Oriente ortodosso cristiano e arrecando notevole beneficio economico alla gente del luogo. Nel 1030, i Normanni, soldati di ventura già al soldo del Principe di Salerno, cominciarono a guadagnar terra autonomamente, entrando in conflitto con molti signori e con Papa Leone IX che, nel 1053, venne fatto prigioniero a Civitate in Puglia. Dopo la separazione tra la Chiesa d'Oriente e quella d'Occidente avvenuta nel 1054, il Papa si rappacificò con i Normanni e ne riconobbe le conquiste: la Calabria (1059), l'Italia meridionale (1071) e successivamente la Sicilia. Divenuti difensori del Papa, i Normanni ne assecondarono l'opera di latinizzazione volta a sottrarre all'Ortodossia bizantina le diocesi greche dell'Italia meridionale. Quest'operazione fu condotta con prudenza evitando di esasperare i rapporti con le popolazioni di tradizione greca. I Normanni furono pure molto prudenti nei riguardi dei monaci greci ma sostennero palesemente le fondazioni latine. Nel 1091, Papa Urbano II fece venire in Calabria il celebre S. Brunone di Colonia che, nelle Serre, fondò la Certosa di S. Stefano del Bosco. A questa nuova fondazione, Ruggero il Normanno fece donazione nel 1094 dei beni del monastero greco dell'Arsafia sul fiume d'Assi, comprendente diversi casali, tra cui Bivongi. Fino a quel tempo Bivongi era appartenuta al monastero degli Apostoli (il grande rudere che oggi si nota salendo la strada per raggiungere il monastero di S. Giovanni).

SAN GIOVANNI E IL MONASTERO

Nel piccolo insediamento monastico posto tra le fiumare dell'Assi e dello Stilaro, visse nell IX secolo San Giovanni, un umile monaco nato nella Palermo occupata dagli Arabi. Ancora ragazzo scappò da Palermo su suggerimento della madre ridotta in schiavitù dopo una razzia araba nelle campagne di Stilo. Egli raggiunse la terra dei suoi padri e divenne cristiano ricevendo il battesimo. Giovanni, divenuto monaco, visse santamente giungendo addirittura ad operare miracoli. Il più noto è quello della mietitura del grano a Maroni, un fondo verso la marina, che gli valse il titolo di Theristis (Mietitore). La fama dei miracoli di San Giovanni giunse fino alla corte del Conte Ruggero il Normanno il quale concesse al monastero generose elargizioni. Venne così costruito un edificio più grande. Il Katholikon - l'attuale basilica bizantino-normanna - fu edificato in memoriam di San Giovanni Theristis. Avviatosi alla latinizzazione, il cenobio alternò periodi di grande fervore religioso ad altri di rilassatezza. Nel 1457 il Visitatore Apostolico inviato dal Papa ne constatava la decadenza. Nel 1579, con la costituzione dell'Oriente Basiliano d'Italia, il monastero divenne uno dei principali cenobi della nuova congregazione religiosa. Ancora nel secolo successivo risultava sede del noviziato ed era il principale convento basiliano della Calabria meridionale. Il monastero, fornito d'una ricca biblioteca, ha avuto illustri abati tra i quali il dotto Apollinare Agresta della vicina Mammola. Le difficoltà create nel XVII secolo da una banda di briganti, determinarono l'abbandono del cenobio da parte dei monaci che si trasferirono nel 1662 a Stilo, nel grande convento di San Giovanni Theristis fuori le mura (San Giovanni Nuovo), dove vennero traslate le reliquie di San Giovanni e dei santi asceti Nicola e Ambrogio. Per il vecchio monastero cominciò l'abbandono. Al principio del secolo scorso, in seguito alle leggi napoleoniche, il convento divenne demanio del Comune di Bivongi e, dopo l'unità d'Italia, venne venduto a diversi proprietari. Questi lo trasformarono adattandolo alle loro esigenze agricole. Infine nel 1980 i loro eredi lo donarono al Comune. I lavori di restauro sono stati avviati nel 1990 e vengono completati verso la fine del 2002 con la riedificazione del katolikon.Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I , nell' ambito della sua storica visita - pellegrinaggio nella Calabria bizantina , ha visitato il monastero il 21 Marzo 2001 , portando una piccola reliquia di San Giovanni Theristis dal omonima basilica di Stilo.

IL KATHOLIKON

Costruita nella seconda metà dell'XI secolo, la basilica costituisce una chiara testimonianza architettonica di transizione dall'epoca bizantina a quella latina. Infatti presenta frammisti tra loro, elementi architettonici bizantini e normanni. La basilica si presenta come chiesa bizantina, ma con dimensioni normanne. Elementi dell'architettura normanna si notano all'intero, nei quattro pilastri angolari chiusi da quattro archi che sorreggono la cupola: quello della navata e quello del presbiterio sono a sesto acuto (gotici). La cupola, poggia su una base cubica contornata da due file di denti di sega e diventa, all'altezza delle 4 finestrelle, ottagonale, a causa di quattro nicchiette che smussano gli angoli del cubo. Sul prisma ottagonale s'innesta il cilindro della cupola coperto da una calotta ribassata. Lo stile bizantino è invece evidente nell'esterno della basilica, nei muri perimetrali costruiti con strati di pietra concia e con cotto alternati, contornati da lesene di mattoni posti di piatto e di coltello che in alto si chiudono ad arco, nelle lesene all'esterno dell'abside che, intersecandosi, formano archi ogivali ed insieme a tutto tondo arieggianti motivi dell'architettura araba. Tracce di affreschi denotano come i muri della basilica, fossero un tempo affrescati. Le absidiole esterne e quella principale, gli spioventi delle stesse e dei bracci del transetto, la cupola, con il tamburo contornato da 16 sottili colonnine a mezzo tondo in cotto, che tutto sovrasta, offrono nell'insieme la visione di una struttura protesa verso l'alto. Contemplando la basilica nel silenzio della campagna, l'animo avverte, con un gran senso di pace, l'invito ad elevare lo sguardo e lo spirito al cielo.

Monastero di San Giovanni Theristis
89040 Bivongi (RC)
Tel. 0964-734017


 
 
 
         

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